Testoni_Bruno_FantechiUn prodotto di lusso, ma per uso quotidiano. Peculiare mix di artigianato di qualità e colori contrastanti. Le celebri scarpe di pelle A. Testoni, in tempo di crisi, si lanciano sul lusso “informale”. Elementi, solo in apparenza inconciliabili, con cui la maison bolognese dimostra come il “made in Italy” di alta gamma possa sposarsi, senza traumi, con il design giovanile. “Il mio obiettivo è rendere i nostri prodotti sempre più vicini a un uso quotidiano dal punto di vista della funzionalità, indipendentemente dal prezzo” spiega l’ad Bruno Fantechi, che da quasi dieci anni tiene le redini del marchio ed è un sincero difensore del “made in Italy” “perché il business non è svincolabile dal territorio”. Ma davanti ai continui stop and go del mercato, avverte, c’è bisogno di spalle larghe: “Dobbiamo fare un salto dimensionale per riuscire a giocare la nostra partita, aumentando i volumi di vendita”.

Nei laboratori di Funo di Argelato, nel cuore del distretto bolognese, il fatturato è salito di recente a 45 milioni di euro. Sotto la guida di Fantechi, le vendite all’estero hanno raggiunto l’85%, spesso in direzione dell’Asia: Cina (“approdo importante, ma anche loro stanno rallentando), poi Giappone e Sud Corea. A cui si aggiungono i nuovi ricchi di Dubai e quelli storici di Usa ed Europa. Il brand bolognese vende oltre 150mila pezzi ogni anno. Ma anche nelle stanze della A. Testoni – nota in tutto il mondo per le sue calzature in pelle realizzate a mano – la crisi ha modificato i piani di espansione: “Lo scenario internazionale è cambiato – continua Fantechi – le tensioni nell’Est Europa, le sanzioni alla Russia stanno colpendo il nostro fatturato in quelle zone, dove avevano importanti progetti di crescita”. Da qui i manager sono partiti per rivedere target e prodotti, “cercando di unire artigianato e contemporaneità. Io credo molto nell’artigianato come un progetto per il futuro”. Il dna dell’azienda – eccellenza e qualità delle pelli – non si tocca. Così come la continua innovazione sui materiali, “con scarpe e borse che siano di uso quotidiano, non solo per una nicchia”.
Esempio principe di questo approccio è la nuova collezione delle sneakers, sportive ma ricercate: “Il loro uso informale si accompagna a una serie di dettagli artigianali, come la suola con tramezza in cuoio e il pellame intrecciato”. Il tutto unito alla ricerca di un design più pulito. E qui torna il tema del “made in Italy” che ha senso “solo se è riconosciuto dal consumatore, così come i suoi costi”. Infatti solo nella sede di Funo lavorano oltre 150 artigiani.

Aldilà della fascia di altissima gamma (oltre 800 euro), che ha un suo mercato a parte, Fantechi si è concentrato più che in passato sul rendere più informali i prodotti di prezzo medio (intorno ai 350 euro). “Stiamo rafforzando questa fascia, vista la situazione del mercato”. La maison oggi conta nel mondo oltre 70 negozi monomarca e il 60% dei suoi ricavi è legato alle scarpe da uomo. I dolori, invece, arrivano dal mercato interno “che è molto in difficoltà, manteniamo la nostra presenza ma a fatica”. Il punto di forza dell’Italia, precisa l’ad, è quello di essere ancora “un mercato evoluto, che stimola i gusti che arriveranno negli altri Paesi con un paio di stagioni di ritardo”. Stimoli che nascono a Bologna fin dal 1929, quando il fondatore Amedeo Testoni aprì il suo primo laboratorio artigianale (la proprietà è sempre della famiglia Fini-Testoni). Anche questo, in fondo, significa “made in Italy”, etichetta che Fantechi sintetizza così: “Ereditare una storia per darle continuità attraverso i giovani, farsi cioè portatori di una cultura artigianale e non disperderla”. Missione compiuta, almeno alla A. Testoni.